Vacanze romane
Gli scherzi dello Spirito Santo. L’omelia non ratzingeriana di Sodano
La prima fumata nera, come era prevedibile, è arrivata alle 19 e 40. Nessuno ha raggiunto 77 voti necessari (su 115 elettori) al primo scrutinio. Nel 2005 a questo primo turno Joseph Ratzinger ebbe subito 47 voti (sempre su 115) e nelle tornate successive crebbe fino a che, al quarto voto, superò i due terzi richiesti e divenne Papa. Questa volta sembra difficile che ci sia un candidato che possa eguagliare tale irresistibile progressione. Quindi appare improbabile che oggi possa arrivare la fumata bianca. Ma lo Spirito Santo può giocare uno scherzo anche alle previsioni apparentemente più scontate. Occhio al comignolo dunque.
12 AGO 20

La prima fumata nera, come era prevedibile, è arrivata alle 19 e 40. Nessuno ha raggiunto 77 voti necessari (su 115 elettori) al primo scrutinio. Nel 2005 a questo primo turno Joseph Ratzinger ebbe subito 47 voti (sempre su 115) e nelle tornate successive crebbe fino a che, al quarto voto, superò i due terzi richiesti e divenne Papa. Questa volta sembra difficile che ci sia un candidato che possa eguagliare tale irresistibile progressione. Quindi appare improbabile che oggi possa arrivare la fumata bianca. Ma lo Spirito Santo può giocare uno scherzo anche alle previsioni apparentemente più scontate. Occhio al comignolo dunque.
Molti candidati possibili. Troppi da elencare tutti. Tra gli italiani spicca il brianzolo Angelo Scola, tra i curiali il canadese Marc Ouellet, tra i pastori con esperienza curiale il brasiliano (di origini teutoniche) Pedro Odilo Scherer, tra i pastori “puri” l’argentino (di origini piemontesi) Jorge Mario Bergoglio. Difficile fare previsioni. Si dovrebbe conoscere i risultati dei voti nella Cappella Sistina. Ma non si può. E quindi si rimane appesi alle spire di fumo del comignolo. Tenendo presente che nel caso di fumata bianca, bisognerà attendere almeno una quarantina di minuti prima che il cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran, pronunci il nome dell’eletto dalla Loggia delle Benedizioni della facciata di San Pietro.
L’omelia non ratzingeriana di Sodano. La Messa pro eligendo Pontifice” di ieri mattina è stata presieduta dal cardinale decano Angelo Sodano. Nella sua omelia ha ringraziato Benedetto XVI per il “luminoso pontificato”, ma toni e contenuti sono sembrati molto istituzionali e soprattutto lontani da quella pronunciata da Joseph Ratzinger nel 2005. “La missione del Papa”, ha ricordato il decano del collegio cardinalizio, come di ogni “buon pastore, è dare la vita per le sue pecore”. “E’ nel solco di questo servizio di amore verso la chiesa e poi verso l’umanità intera – ha sottolineato il porporato – che gli ultimi pontefici sono stati artefici di tante iniziative benefiche anche verso i popoli e la comunità internazionale, promuovendo senza sosta la giustizia e la pace”. Nessun cenno invece al brano della lettera agli Efesini – proclamata ieri e otto anni fa – che invece costituì il perno della celebre omelia ratzingeriana. Disse il futuro Benedetto XVI: “Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minorità. E in che cosa consiste l’essere fanciulli nella fede? Risponde san Paolo: significa essere “sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…”. Una descrizione molto attuale!”. E aggiunse: “… il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. Altri tempi.
Focolarini di lotta e di governo. Ha fatto impressione tra i cardinali curiali l’intervento anticuriale pronunciato sabato dal cardinale brasiliano di curia João Braz de Aviz, prefetto – decaduto come tutti i capidicastero durante la sede vacante – della Congregazione per i Religiosi (con una appendice dialettica consumatasi lunedì mattina con l’ex cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone – decaduto in questo ruolo anche lui, ma in carica come Camerlengo). Sembra – come riferito da Repubblica e Stampa – che il porporato sudamericano, fervente focolarino, se la sia presa soprattutto con la segreteria di stato che, però, ha tra i suoi esponenti di rilievo proprio altri due seguaci dello stesso movimento ecclesiale, e cioè l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, che ricopre il delicato incarico di sostituto (una specie di sottosegretario alla presidenza del Consiglio di un governo) e l’arcivescovo Luciano Suriani, delegato delle rappresentanze pontificie, ruolo che grosso modo può essere definito come quello di capo ufficio del personale della Santa Sede.